Rompiamo il silenzio sulle morti bianche
Muore a Brescia un operaio di Bagnoli
Rompiamo il silenzio sulle morti bianche
Pochi giorni fa, a Casto, in provincia di Brescia, un operaio è morto all’interno di un impianto siderurgico. Parte del tetto del forno in cui stava lavorando ha ceduto, cogliendolo al capo e uccidendolo sul colpo. Rosario De Mattia, 38 anni, era uno dei tanti figli del Mezzogiorno d’Italia emigrato al nord per cercare lavoro e una vita dignitosa. Era originario di Bagnoli, del borgo di Coroglio, a due passi da dove sorgevano gli stabilimenti dell’Italsider.
Ai tempi della grande fabbrica, gli operai di Bagnoli avrebbero scioperato rabbiosamente in solidarietà ad un collega e ad un concittadino. Oggi assistiamo invece al più assordante silenzio in merito alle morti bianche da parte di istituzioni, mezzi di informazione, politica. Silenzio spezzato ipocritamente solo in caso di avvenimenti tragici come ad esempio la morte dei 7 operai della Thyssen Krupp nel 2007, quando agli alti moniti per la sicurezza sul lavoro non seguirono risultati significativi. Le morti quotidiane dei lavoratori, come quella di Rosario, trovano oggi spazio soltanto nelle pagine interne dei giornali.
Negli ultimi 5 anni in Italia sono morte sul lavoro 7000 persone e 200mila sono diventate invalide in modo permanente. Ogni giorno, in media, si verificano 2.500 incidenti, 3 persone perdono la vita e 27 rimangono invalide in modo permanente. Ad oggi ci sono oltre 800mila invalidi del lavoro e circa 130mila le vedove e gli orfani delle vittime.
E’ una strage sistematica e intollerabile che colpisce soprattutto operai ed edili, cioè chi ha nel lavoro l’unico strumento di emancipazione sociale. Non è un caso che insieme a Rosario in quel momento tragico ci fosse un suo collega senegalese, rimasto gravemente ferito. Come anni fa i lavoratori meridionali, i migranti sono attualmente il soggetto più sfruttato da parte della nostra economia. Fanno funzionare le aziende del nord e l’agricoltura al sud, spesso in condizioni di totale assenza di diritti e lavorando in nero, ricattati se clandestini. E continuano a morire.
I circoli di Rifondazione Comunista di Bagnoli e Fuorigrotta esprimono il loro cordoglio per la scomparsa di Rosario e la loro indignazione per un sistema economico che privilegia il profitto e il risparmio sui costi della sicurezza alla salvaguardia della vita e del valore del lavoro, fondante della nostra Repubblica secondo l’art.1 della Costituzione.
Le morti bianche non sono soltanto un problema di approvazione di leggi più severe sulla sicurezza. I morti sul lavoro sono infatti il prodotto di una economia che è cresciuta negli anni passati non sull’innovazione e la ricerca ma sul taglio del costo del lavoro, cioè licenziando, contraendo i diritti e risparmiando sulla sicurezza dei lavoratori.
La attuale crisi economica sta peggiorando questa già gravissima situazione, non devono essere i lavoratori a pagarla! Il governo invece salva le banche e le grandi imprese sue amiche e premia evasori e mafiosi permettendo loro di riportare in Italia capitali illeciti con lo scudo fiscale, mentre destina pochi spiccioli ai lavoratori in cassa integrazione e nulla per i precari. Costruiamo una grande opposizione sociale a questo governo e alle sue politiche contro il lavoro!

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